SLAVE TO THE RIDDIM


Qualche anno fa gli Orobians si sono detti: "Ragazzi, sono quasi dieci anni che suoniamo insieme. Ci divertiamo, abbiamo una bella botta di fiati, possiamo girare qualsiasi tema - musica classica, colonne sonore, folklore tradizionale - nel nostro stile.Ma sono passati dieci anni: sapete cosa è successo in Giamaica nel giro di dieci anni? Si è passati dallo Ska, al Rocksteady, al Reggae.".

Proprio in quel periodo, inoltre, alcuni amici dovevano lasciare il gruppo e avremmo dovuto rimpiazzarli. Noi non siamo professionisti: purtroppo un cambio di lavoro o un motivo famigliare possono allontanarti dalla musica anche per lungo tempo.

Quello era il momento giusto per cercare di fare anche noi quel passo avanti nel sound, come era avvenuto in Jamaica tra i '60 e i '70.
Allora, dentro il basso elettrico, la seconda chitarra e sezione fiati da cinque a quattro elementi. In questa formazione, mantenendo lo stesso numero di dieci musicisti, avremmo potuto affrontare anche il Reggae ed il Rocksteady e se ci piaceva, continuare a suonare lo Ska.


Stavamo preparando il materiale per il nuovo disco, anzi, lo avevamo praticamente terminato e testato dal vivo.

Una sera della scorsa estate, dopo le prove, ci siamo andati a fare una birra e nel locale passavano in sottofondo "Warm Leatherette", il fantastico album di Grace Jones del 1980 prodotto da Sly & Robbie, sicuramente il basso e batteria più importanti della musica giamaicana in quegli anni. Seminali almeno quanto i fratelli Barrett.

I discorsi quindi si sono spostati su quell'album, su quel periodo ed in generale sulla musica di quel periodo. Ad un certo punto e non diciamo chi è stato: "ma perché non facciamo un disco tutto di pezzi anni ottanta?".

Sembrava uno scherzo, ma il giorno dopo eravamo tutti li a scambiarci link di youtube: dai Flock of Seagulls a Prince, dalle Violent Femmes a Kid Creole, da Mojo Nixon agli Xtc.

Le dieci tracce di un album non sono nulla. Non possono certo rappresentare da sole l'ultimo del grandi decenni musicali del dopoguerra, nella musica popolare.

Gli anni ottanta hanno visto la maturazione della New Wave, la seconda British Invasion, la Break Dance e la cultura Hip Hop, l'affermarsi dell'Heavy Metal, dell'Hard Core, la nascita del concetto di musica indipendente, in totale antitesi con quella cosa lucida che MTV spaccia per tale e che invece arrivava dritta dalla lezione di Mark Perry e Siniffin' Glue: piglia la chitarra e suona, poi pensi a come.

Senza contare i primi grandi creativi revival dell'underground: Ska, Rockabilly (de)evoluto in Psychobilly, Paisley, Garage.

Sul fronte giamaicano, l'ultima grandissima ondata di roots-rockers, la nascita del Dancehall, il primo Raggamuffin.

Tutte cose nuove, che prima non c'erano e che con la coda del Grunge e dell'Acid Jazz sembrano aver chiuso quel periodo di originalità della musica teen nato negli USA tra il '53 ed il '56.

Abbiamo lavorato così: proponeva un pezzo chi aveva già in testa come farlo suonare, lo spiegava agli altri e lo si provava.

Molte proposte, pezzi bellissimi abbandonati perché non giravano, altri che stupivano perché funzionavano da subito. Alla fine ne sono venuti fuori dieci, piacevano a tutti, ci divertiva suonarli e ci piaceva come li avevamo resi. Nient'altro. Ma in questo modo i brani sono stati assorbiti da tutto il gruppo, sono pezzi di tutti gli Orobians. Anche se la proposta arrivava dal singolo, ognuno di noi ha contribuito, ha dato la sua idea, il suo pezzettino di arrangiamento. E ovviamente ci siamo scannati non poche volte, anche solo per una singola nota da mettere o togliere in un determinato punto.

Alla fine è nato il nuovo disco degli Orobians, noi tutti ne siamo contenti. Godetevelo.
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